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Il locale è molto carino, si chiama "La buca di San Vincenzo" ed è nell'omonima via di Milano: una piccola taverna arredata con stili differenti ma eleganti, comodi divani e personale simpaticissimo. Alle pareti ci sono tutti i nuovi quadri di Mariana che, però, non si possono definire tali solo per la tecnica con cui sono stati creati. Effettivamente, qualcuno dovrebbe sviluppare una nuova ed apposita definizione per tale tipologia di arte... Il pennello c'è ma è quello digitale del paint di windows, il colore si nota ma è una combinazione cromatica di un valore numerico compreso tra 1 e 256³ (mai la matematica si è accostata tanto all'arte figurativa), la tela è in realtà un foglio stampato e plastificato. Chissà cosa direbbero quei pittori che passano ore su un molo genovese a dipingere il classico gozzo bianco arenato sulla sabbia della spiaggia... Inorridirebbero o rimarrebbero incuriositi da questa nuova forma di espressione che si mescola alle nuove tecnologie segnando finalmente un nuovo cambiamento epocale? Perché, diciamoci pure la verità, quelle serie infinite di opere d'arte senza significato ormai lasciano il tempo che trovano, un po' come quei film che da troppo tempo inondano i nostri cinema, ricchi di effetti speciali ma poveri di trama, di contenuto e di sentimento. Il mondo è ormai abituato all'estetica apparente e superficiale, senza chiedere alcunché di più; invece, nei lavori esposti di Mariana, quel valore aggiunto si percepisce eccome! A tratti, i suoi disegni ricalcano quelli dei fumetti, prendendo spunto da un qualcosa che possiede un che di pop art (Andy Wharol potrebbe rivoltarsi nella tomba per queste mie definizioni!). Ma negli A4 di Mariana si notano anche i piccoli momenti della vita personale, a volte tristi ed ineluttabilmente grigi, nonostante la vivacità dei colori contrapposti e ben mescolati. C'è anche un qualcosa che richiama i disegni di Dino Buzzati: una presenza oscura che incombe sui soggetti, vanificando gioie e piaceri per contraccambiare con una speculazione interna, breve momento di riflessione. Altri quadri sono un connubio di facce e corpi che danno l'impressione di essere tanto lontani, sebbene si trovino a volte affiancati; sguardi asincroni, bianchi e neri virtuali che se da un lato dimostrano il caos della quotidianità, dall'altro rivelano la fragilità interna dell'individuo che, solo, si ritrova ad affrontare il mondo intero sotto lo sguardo nascosto, ma incredibilmente giudice, dei più. Di seguito riporto alcune delle foto più caratteristiche (e più stupide, nel mio caso) dell'inaugurazione del 29 giugno, in attesa di ricevere altre immagini più dettagliate delle singole stampe o di vedere finalmente online il nuovo sito internet di Mariana (di cui verrà pubblicato il link non appena disponibile). Nel frattempo, perché non fate un salto alla Buca di San Vincenzo? Sicuramente potrete trovare rifugio in un'ottimo locale, tranquillo e di tendenza, giocando a scacchi o a dama attorniati dalla musica jazz o dalle stampe di Mariana (in esposizione ancora per 15 giorni: hurry up!). |
![]() dell'inaugurazione. ![]() |
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Non perdetevi tra testo e fotografie perché, ovviamente, un'inaugurazione è sempre un'ottima e ghiotta occasione anche per ridere e scherzare in compagnia di YI, Massimo e Fabiana (di cui, sob, non ho alcuna foto). |
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